Il Vangelo di questa seconda Domenica di Quaresima ci conduce sul monte della Trasfigurazione. Il monte dove i discepoli fanno una esperienza unica, profonda e personale della grandezza e divinità di Gesù. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e si trasfigura davanti a loro: il suo volto brilla come il sole, le sue vesti diventano candide. Accanto a Lui compaiono Mosè ed Elia. E dalla nube si ode la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo».
La Quaresima è iniziata nel deserto, tra tentazioni e silenzio, tra dolore e distacco. Dove insieme a Gesù abbiamo meditato il valore della solitudine e assaporato anche il gusto della lotta contro le nostre passioni, e tentazioni. Ora la Chiesa ci porta sul monte, nella luce dove ci offre questa pagina luminosa mentre siamo ancora nel deserto quaresimale, come per dire: non dimenticare la meta. Non dimenticare che la fatica è attraversata da una promessa, che come dice nostra madre Santa Teresa: è giusto che molto venga a costare ciò che molto vale. La Trasfigurazione non elimina la croce — infatti Gesù ha appena annunciato la sua passione — ma ne rivela il senso nascosto. La sofferenza non è l’ultima parola: la luce è già presente, anche se velata.
Anche noi nella quaresima siamo chiamati a salire sul monte, a contemplare la gloria di Cristo cioè a vedere non più soltanto con i nostri sguardi limitati ma vedere secondo lo sguardo di Cristo, siamo chiamati a ritagliarci spazi di silenzio in cui il volto di Cristo possa diventare più nitido dentro di noi
Qui il Vangelo incontra profondamente l’esperienza di Giovanni della Croce. Ci parla della “notte oscura”, quel tempo in cui l’anima non vede, non sente, non comprende, ma che non è una notte sterile, ma una notte che purifica, che spoglia, che libera da ciò che non è essenziale, Ma proprio nella notte Dio opera una trasformazione segreta.
Scrive nella Notte oscura:
«O notte che guidasti!
O notte amabile più dell’aurora!
O notte che unisti l’Amato con l’amata,
l’amata nell’Amato trasformata!»
La Trasfigurazione è come uno squarcio di luce che anticipa ciò che avviene nel buio della fede: l’unione trasformante con Dio. I discepoli vedono per un istante ciò che normalmente è nascosto. Anche nella nostra vita ci sono momenti di luce — consolazioni, chiarezze, intuizioni profonde — che Dio dona non come punto di arrivo, ma come sostegno nel cammino.
Pietro vorrebbe fermarsi: «Signore, è bello per noi essere qui». È la tentazione di trattenere l’esperienza luminosa. Ma Gesù li riporta a valle. La fede non è evasione, è ritorno alla vita quotidiana con uno sguardo nuovo.
Giovanni della Croce scrive nella Salita del Monte Carmelo:
«Per giungere al tutto, devi rinnegarti in tutto.»
La voce del Padre dice: «Ascoltatelo». È il centro del brano. Non “guardatelo” soltanto, non “sentite emozione”, ma ascoltate. L’ascolto implica obbedienza, fiducia, perseveranza quando la luce scompare.
La Seconda Domenica di Quaresima ci ricorda che il destino dell’uomo non è l’ombra ma la gloria. Tuttavia la gloria passa per la trasformazione interiore. Come insegna Giovanni della Croce, l’anima è chiamata a diventare ciò che contempla: lasciarsi trasfigurare dall’amore, fino a poter dire che non vive più per sé, ma in Dio. Siamo invitati a custodire le due esperienze: la luce e la note. La Luce del Tabor ci ricorda chi è Cristo. La notte della fede ci insegna ad amarlo senza condizioni, e allora la quaresima diventa questo: un lasciarsi trasfigurare dall’amore , anche quando passa attraverso la notte
E allora anche le nostre notti, illuminate dalla fede, diventano cammino verso la luce.
A cura di Suor Kelly Mauricio, CMES